EMILIO CIRILLO


Pompei, NA, Italia - DIRETTORE CENTRO STUDI A.S.2017/2018

RELAZIONE FINALE 2018
La società si sta riorganizzando su quattro poli, che-essendo interattivi generano forme miste di vario genere.
I quattro poli sono:-lo Stato,che si caratterizza per l'uso dello strumento del potere politico (quindi del diritto) per la imposizione forzosa e la redistribuzione delle risorse;-il Mercato, inteso come il sistema delle imprese che agiscono per profitto;-il Terzo Settore come insieme delle organizzazioni autonome non di profitto che agiscono sulla base di scopi solidaristici usando primariamente, anche se non esclusivamente, mezzi solidaristici; -le cosiddette reti primarie, cioè famiglia, parentela, gruppi amicali e informali, che possono essere considerate come un"quarto sistema" se e in quanto se ne vedono le funzioni sociali insostituibili.
NO-OPERE STRUTTURALI –poiché di competenza del settore pubblico
—NO-ASSISTENZA –poiché di competenza dei servizi sociali pubblici
—SI-INPUT all’insegna dell’efficacia ed efficienza dell’azione pubblica e dei mercati ( art.55/56)
SI–CO-PROGETTUALITA’
SI-SUSSIDARIETA’/CONVENZIONI
SI–CO-PROGRAMMAZIONE
SI–FORMAZIONE
TS si sviluppa sempre più quando i poli statomercato non funzionano
In questa situazione, il sistema lionistico deve aumentare sempre di più l’azione compensativa con funzioni di carattere generale previsti dal t.u.delTS
Il legislatore ci ha dato gli strumenti
Noi sistema lions abbiamo le risorse
La governace del distretto e dei club devono individuare le giuste strategie per raggiungere i migliori obiettivi per soddisfare i bisogni collettivi anche attraverso la coprogrammazione e coprogettazione
E su questi punti lascio a voi tutti, ampia riflessione e argomentazione su cui discutere.
Le relazioni presentate dal Centro Studi in questi anni avevano alcune caratterizzazioni nell’ottica di migliorare l’azione del distretto 108YA che possiamo, in rapida sintesi, così riassumere:
  • le attività con cui si manifesta l’azione dei Lions sono i services che sono dei progetti e devono essere trattati come tali.
  • i progetti vanno gestiti con una logica che non può essere random ma deve seguire un format che per quanto semplificato, deve avere una sua liturgia precisa
  • l’Associazione Lions deve “aprire le finestre” e relazionarsi con altre realtà esterne per trovare la forza proveniente da una rete opportunamente generata
  • l’Associazione deve interessarsi dei problemi che attengono alla Comunità e questo comporta obbligatoriamente interloquire con chi ha la gestione della cosa pubblica e con i privati per raggiungere gli obiettivi più equi possibili e più coerenti possibili con l’etica Lionistica.
  • Le figure apicali dell’Associazione devono dedicarsi prevalentemente a una funzione “politica” intesa come arte di governo piuttosto che a compiti vagamente amministrativi.
  • Ritrovare attraverso l’azione concreta (senza entrare in logiche partitiche o di confessione religiosa) la proiezione di un’immagine che deve essere traguardata dal mondo esterno con rispetto e ammirazione per la sua estraneità da qualsiasi forma di compromissione e di corrutela e per essere a servizio della Comunità.
  • Sono da attivare logiche che incoraggino la realizzazione di progetti che abbiano delle dimensioni significative e pertanto che siano di appannaggio di più Club e, se necessario, di respiro temporale travalicante l’anno e quindi attraversanti più anni Lionistici.
Effettuare un consuntivo rapportato a un preventivo.
E’ stata messa in piedi una relazione, al momento é attiva, con la Regione Campania per far conoscere i progetti fatti o che si accingono a fare i Lions quindi un discorso con la pubblica amministrazione per il momento a una direzione fra Lions e Regione ma comunque una chiara indicazione di volersi muovere fuori dei confini dell’Associazione.
Il passo avanti prossimo è quello di attivarsi per realizzare progetti che possono essere proposti dai Lions alle dovute Competenze Pubbliche o in cui i Lions lavorano insieme a tali Competenze o che i lions siano fatti oggetto di progetti autorizzati dal Pubblico. Questo sicuramente dovrà avvenire anche perché la legge 108 lo prevede e i tempi sono maturi da un punto di vista socio-politico affinché il Terzo Settore, in generale, cominci a svolgere una tale attività; in caso contrario anche la cittadinanza attiva non riuscirebbe a trovare quel respiro di cui si parla all’interno del mondo Lions .
Anche la realizzazione di progetti poliennali, multiclubs e magari anche quelli finanziati con il 5 per mille dovranno assumere sempre più alta rilevanza e impegno sociale.
A questo punto l’azione Lions è assimilabile a quella di un cantiere aperto in cui tutta una serie di progetti, vengono gestiti con l’obiettivo di creare un edificio simbolo che rappresenta il luogo dove le motivazioni Lions trovano una realizzazione.
Questo comporta, che chi partecipa alla realizzazione dei progetti debba avere una stella polare per orientare la sua azione progettuale o la sua critica o il suo controllo sul divenire del progetto ovvero, se, com’è auspicabile, il mondo Lions partecipa, promuove, critica i progetti che possono essere realizzati nella propria comunità, è opportuno che esista una linea guida cui tale mondo deve fare riferimento.
l’ipotesi che dobbiamo perseguire e che ci sembra sia una versione moderna, non ermetica, dell’originale spirito e della morale Lions è di avere la mente dei partecipati ai progetti orientata a una sostenibilità[1] globale. La sostenibilità globale implica operare le giuste azioni oggi a livello sociale, ambientale ed economico per assicurare un domani alla comunità e in senso lato (sulle cose che sono toccate) al mondo. Teniamo presente che i progetti sono il modo in cui si costruisce il futuro e l’eredità che si lascia ed è anche una grossissima opportunità di plasmare il mondo in modo migliore e duraturo.
S’indirizza tutta l’azione dei soci in un’attività progettativa volta verso le giuste azioni a livello sociale, ambientale ed economica premessa ormai ineludibile per avere un domani possibile. E’ pensare anche che un progetto non si esaurisce con la messa in esercizio dello stesso o con un passaggio di consegne ma ha nel suo perimetro di competenza anche il suo funzionamento nel tempo.
I progetti diventano dei veicoli di sostenibilità attraverso pratiche e comportamenti sostenibili e per la loro parte anche forgiatori di un mondo sostenibile. Inoltre poiché la sostenibilità è anche esercizio d’inclusività e coinvolgimento delle persone; la mentalità sostenibile comporta come sottoprodotto una migliore efficienza con riduzione dei costi, una mitigazione dei rischi e, in complessivo, maggiore motivazione.
Un “sottoprodotto” di tutto ciò, proprio per le logiche che sono professate, è una crescita del capitale umano[2] in quanto si migliora l’ambiente sociale e le logiche di lavoro per tutti quelli che sono coinvolti insieme ai Lions nei progetti.
Un’organizzazione come la nostra deve passare da un confinamento residualista nella sua azione a un nuovo senso politicamente proattivo della sua immanenza nel sociale, dall’essere soccorso all’essere proposta.
Il mondo Lions deve tendere alla costituzione di un soggetto sociale capace di relazionarsi con gli altri e capace di gestire e rappresentare istanze sociali prendendo coscienza del suo possibile ruolo. Per fare questo è necessario che ci sia, come già accennato, una forte convinzione all’interno ed anche un processo di elaborazione collettivo in cui vengono posti alla base i principi di solidarietà e progetti e programmi che danno uno sbocco ad una possibile praticabilità sociale ai bisogni che si vuole rappresentare e soddisfare. Volendo fare ciò non con spirito fordista ma favorendo un processo di elaborazione collettiva che guardi avanti ai processi di trasformazione, sono necessari anche momenti d’incontro in cui il Centro Studi possa raccoglier osservazioni, ipotesi, consuntivi provenienti dai singoli Club ed elaborarli opportunamente cercando di intraprendere un cammino virtuoso in cui l’elemento portante è la condivisione delle azioni e l’utilizzo dell’intelligenza collettiva (distribuita) che proprio l’attivazione di relazioni interne ed esterne rende possibili e forti.
Quella che si dovrebbe ottenere è una narrazione che riguarda e contemporaneamente mobilita tutti i facenti parte della Organizzazione Lions e che richiede in cambio una flessibilità strategica in cui è essenziale prestare attenzione anche ai segnali deboli provenienti da ogni dove. Questo è un modo di attivarsi dove il cammino si fa andando, si alimenta un circolo creativo fondamentale per la realtà complessa e, scomodando Putnam, crea una cultura civica favorevole.
La connotazione vissuta é un poco elemosiniera, di beneficienza talvolta condita da una malcelata forma aristocratica o di snobbismo (sine nobilitate). Questo non è detto che debba essere distrutta (ovviamente eliminando l’aspetto aristocratico o snobistico) ma le scelte di governo debbono essere mediate da processi inclusivi, ovvero bisogna passare da una forma provinciale e molto inefficace nell’operare pratico di government ad una forma di governance in cui le relazioni fra istituzioni e attori sociali (fra cui noi) tendono ad un piano associativo (orizzontale). Questo nuovo modo di vedere non richiede nuove forme organizzative interne, ma adattamento ed aggiornamento interpretativo dell’esistente per raggiungere una data efficacia e migliorare l’efficienza.
. In questa logica abbiamo problemi nuovi da gestire, piu’ complessi, piu’ urgenti e proprio perché le soluzioni da mettere in campo sono sempre meno settoriali e di competenza di un unico soggetto, la nostra presenza è essenziale.
Per il Mezzogiorno, sede del nostro Distretto, la politica di sviluppo nonostante le procedure di programmazione di obiettivi e di strategie di intervento, è rimasta molto simile a quella preesistente e antica. Questo a causa, fino ad oggi, dell’esistenza di una politica con caratteristiche sostanzialmente clientelari (incapace di prendere in considerazione i veri problemi di sviluppo di regioni che soffrono di un alto livello di disoccupazione o male occupazione e poco propense ad una vera policy).
La nostra esistenza deve essere, se decidiamo di parlare e di comportarci come lo stesso spirito we serwe, inserito e letto nel 2018 imporrebbe, una voce acuta e profonda del Sud che, traendo forza anche da una possibile rete (possibilmente da noi coordinata), non accetta piu’ di essere testimone e accompagnatrice della deriva del Sud. Potremo cercare di dire qualche parola, ascoltata da tutta la rete, che preveda una nuova narrazione del Sud, una narrazione che coniughi diritti e doveri e che guardi e si apra alle altre parti del paese non per assorbirne i modelli, anzi rimanendo noi stessi, ma per creare quell’osmosi culturale necessaria per intercettare i nuovi paradigmi che gestiscono il mondo. Dovremo cercare, diventando degli stakeholders attenti e disinteressati, di aiutare il Sud ad uscire dalla concezione di elemento ritardatario dell’Italia, quasi come una parte sbagliata, un peso di cui sgravarsi e trovare una alterità rispetto al resto del paese, una capacità deI pensarsi diversi. Dovremo cercare di guardare orizzonti nuovi, il Mediterraneo che abbiamo di fronte, senza mimare alcun modello e senza pensare di diventare Nord cosa non ci farebbero mai fare, ma operare per uscire dalla perifericità e ritrovare la centralità. Come Associazione rivolta al sociale non possiamo pensare di poter assistere, mostrando un disinteresse fattuale quasi umiliante (o pensando che questi problemi non ci riguardano) alle difficoltà in cui si dibatte il Mezzogiorno. Né possiamo pensare di salvare l’immagine distribuendo in modo piu’ o meno improvvisato qualche pasto caldo in qualche zona topica della città o svolgendo attività similari. Abbiamo dovuto attendere che un pentito ci comunicasse che la camorra, oltre a rubarci la libertà e la dignità, ci stava avvelenando con ogni tipo di monnezza e nessun Lion, anche dopo che il fatto aveva assunto notorietà, ha svolto una qualche attività particolare, fosse pure soltanto di pressione ideologica. Questo modo di operare richiamerà un numero sempre piu’ ridotto di persone alla causa Lions in quanto, come detto prima, non soddisfacendo nessun bisogno di ordine superiore delle persone non genera nessuna motivazione a far parte del mondo Lions.

Nella realtà laddove si manifestano politiche di sviluppo da parte degli organi di governo come lo Stato o gli Enti Locali queste sono quasi sempre settoriali cosa che quasi sempre genera problemi nonostante gli interventi postumi spesso molto onerosi. La nostra politica sociale (la politica dei Lions) in questi casi ci dovrebbe imporre una presenza “con capacità di volere”. Sostanzialmente ad oggi siamo stati assenti.
Basta pensare alla logica della Agenda 21 e quindi dello sviluppo sostenibile in cui la progettazione di interventi di natura economica, ambientale e sociale deve essere realizzata contestualmente mentre la tradizionale frammentazione delle istituzioni spesso determina una eterogenesi dei fini. In particolare poi l’Agenda al capitolo 28 riconosce un ruolo determinante e decisivo alle comunità locali (quindi anche a tutte le Associazioni) nell’attuare politiche di sviluppo sostenibile. Questo è un altro spazio di operatività seria, impegnativa e motivante per la famiglia Lions.
Linee di intervento

Al momento non esistono tutte le condizioni organizzative per realizzare gli obiettivi e le strategie intraviste nell’analisi. In particolare governare le interdipendenze, rappresentare la comunità Lions in un mondo articolato e spesso difficile e prevenuto, sono obiettivi strategici difficili da realizzare con gli attuali assetti organizzativi e logiche di management presenti. Questi non sono orientati ad una governance territoriale intesa come sistema sociale.
Non esiste o non si intravede nella nostra struttura organizzativa una coerenza con le necessità programmatiche di sviluppo locale sociale. Tale sviluppo riguarda i concetti inerenti la solidarietà, la partecipazione, l’inclusione sociale, l’innovazione e la sostenibilità ambientale. L’organizzazione oggi esistente non e’ tanto focalizzata sul benessere della comunita’ intesa come sistema sociale, ma sulla realizzazione di prodotti e servizi fra loro indipendenti. Nella migliore delle ipotesi potremo dire che l’organizzazione oggi in essere e’ piu’ centrata sull’ottimizzazione delle singole attivita’, anziche’ sulla soluzione dei problemi collettivi. Solo la assunzione di una visione di sistema puo’ consentire, anche in chiave di sussidiarietà, di favorire l’articolazione delle responsabilità sociali soggettive nella prospettiva dell’interesse generale.
Vale la pena ricordare che la sussidiarietà prevede fra l’altro che il cittadino come singolo o attraverso Associazioni e quindi anche Associazione Lions deve avere la possibilità di cooperare con le istituzioni per definire e promuovere interventi utili alla società. Fra l’altro questo principio che ha avuto in questi ultimi anni una certa risonanza perché in alcuni casi è diventata legge regionale, non è né nuovo né originale perché era già presente nel pensiero di Aristotele, Tommaso d’Aquino, Proudhon (per citarne alcuni) e ha ricevuto una sistemazione teorica nella dottrina sociale della chiesa attraverso varie Encicliche.

obiettivi
La figura del Governatore deve evolvere verso una figura politica e di definitore della strategia del Distretto. Deve, inoltre, attivare e far vivere una rete sul territorio di competenza con l’obiettivo di diventarne il coordinatore . La rete e’ costituita dalle Associazioni presenti aventi come obiettivo “il sociale”, dalle Amministrazioni locali, dalla Chiesa e da quanti altri si interessano del territorio.
Questa evoluzione richiede che siano rispettate 3 condizioni:
Deve poter rappresentare la aggregazione piu’ ampia possibile di soci. L’assetto attuale del Distretto 108YA comprende gran parte del Mezzogiorno peninsulare e quindi chi lo governa ha la veste per poter essere un interlocutore valido anche per le politiche meridionali. Una riduzione dell’area di influenza ridurrebbe automaticamente la sua possibilità di azione.
Il Governatore deve essere liberato da tutte quelle attività che non danno valore aggiunto ma che assecondano una tradizione per altro stagnante nei sui riti e nelle sue giaculatorie.
La politica di un Governatore ha senso se si riesce a creare una continuità di gestione che non potendo essere fisica (la durata del mandato e’ per un solo anno) deve essere necessariamente espressa attraverso programmi.
Per ottenere questo bisogna determinare un rapporto strettissimo fra il Governatore in carica e quello che lo seguiranno.
Si ipotizza, per rendere attuabile quanto su detto, che i due Vicegovernatori oggi esistenti e che, per altro, avendo residenza in due Regioni del Distretto diverse e quindi maggiore faciltà negli spostamenti sul territorio, si assumano la maggior parte dei compiti operativi che oggi sono svolti dal Governatore.
L’attività del primo e secondo governatore deve essere svolta sotto il coordinamento e controllo del Governatore. Questo fatto ha come sotto prodotto di estremo interesse una continuità nella gestione del Distretto e una forma di addestramento e formazione per i due vicegovernatori oggi completamente assente.
Il Governatore e i due Vice hanno il compito di realizzare il processo di pianificazione strategica che si articola in una pianificazione triennale ed una pianificazione annuale operativa che intercetta il primo anno della pianificazione strategica e lo adegua alla situazione esistente. Contemporaneamente la programmazione strategica triennale viene aggiornata e corredata di un nuovo piano per il terzo anno.
La pianificazione operativa opera con un grado di astrazione inferiore e collega la fase di strategic planning pluriennale ai programmi annuali.
Operando in questo modo è come se il Governatore del Distretto fosse presente per tre anni ai vertici del Distretto consecutivi, anche se fisicamente cambia ogni anno.
La pianificazione d’altra parte si fa carico della mutevolezza della realtà esterna-interna in quanto ha una sua dinamica interna costituita dall’aggiornamento annuale, come detto, dello strategic planning e del piano operativo e quest’ultimo per la sua natura, puo’ essere cambiato anche nel corso dell’anno.


[2] Secondo l’OCSE il capitale umano è dato da : le conoscenze , le abilità, le competenze e gli altri attributi degli individui che facilitano la creazione di benessere personale, sociale ed economico.