ARTICOLO RIVISTA FEBBRAIO 2019


CENTRO STUDI E WELFARE

CENTRO STUDI E WELFARE

Centro Studi e Welfare E’ ormai acquisito che oggetto del Centro Studi è l’ affrontare temi lionistici e temi non lionistici. Per temi lionistici si possono citare in primo luogo il diffondere, specie in ambienti esterni il pensiero dei lions (regolamento all’art.5 comma 2). Per i temi non lionistici, il regolamento indica l’aderire e favorire il programma dei Lions Italiani di inserirsi attivamente e responsabilmente nella società nazionale cercando di spiegarsi i problemi fino a promuovere iniziative a difesa della dignità e dei diritti dei cittadini soprattutto dei più deboli.(cfr E.Cirillo in Distretto Lions 108 ya dicembre 2017n 2 pag 8) La prima tavola rotonda di tutti i Centri Studi italiani ha confermato le direttive: come realizzare il We Serve e aiutare il miglioramento della nostra società. Ma quale società oggi viviamo? E come aiutare, dare gli indirizzi giusti e tali che siano in sintonia con i bisogni odierni? Per rispondere al quesito forse può essere utile una riflessione più ampia . La società tradizionale del raccogliere per redistribuire, quella per intenderci tesa all’aumento del benessere relazionale non risponde più alla necessità della odierna situazione. La globalizzazione ha modificato l’assetto tradizionale della società ed ha modificato anche il Welfare State che da Stato Sociale tendente al benessere si presenta in aspetto diverso, nuovo, frammentato. Il Welfare, come è noto, ha vissuto tre fasi: Il Welfare State (Keynes) del dopoguerra caratterizzato da spesa pubblica crescente per pensioni e prepensionamenti, ciò al fine di assicurare reddito ed evitare disoccupazione. La seconda fase è stata caratterizzata dal W. Neoliberale in cui il Welfare è stato un costo per la collettività teso a proteggere l’occupazione dal licenziamento; tipologia che l’economia e la società non si son potuti più permettere per aver troppo speso. Il welfare investiment che si è affacciato alla ribalta 10 anni fa, si presenta non solo come protezione ma anche come investimento teso a creare nuovo capitale sociale. Si spende di più ma si crea moltiplicatore sociale, produttività e impresa. Il Welfare Investiment permetterebbe di stare sul mercato favorendo l’autosufficienza e sarebbe il volano per rilanciare l’economia nell’ottica della responsabilizzazione far acquisire competenza, autoattivazione. Nella società tradizionale la caratteristica era coprire bisogni tradizionali (assicurare un reddito adeguato nella vecchiaia o in caso di disoccupazione, curare malattie, etc.) insomma proteggere il debole dal mercato. Nella società odierna la necessità è far fronte a nuovi bisogni (conciliazione, conseguenze economiche di percorsi di vita e lavorativi instabili, nuove povertà di lavoratori a basso reddito, crescita della non autosufficienza etc.). Di qui la necessità di sostenere lo sviluppo economico, di operare il ricalcolo continuo del sistema del welfare per fronteggiare vecchi e nuovi bisogni sociali, affrontare la globalizzazione, l’integrazione fra Europa e singoli Stati, le trasformazioni strutturali dell’economia e del mercato del lavoro. La complessità ha permeato tutti i campi, da quelli sociali (famiglie,migrazioni etc.) a quelli dei rischi sociali, fino alle trasformazioni nella domanda che si presenta strutturata in modo duale, dualizzando così i diritti dei lavoratori: un esempio è la riduzione della manifattura da un lato e alta produttività in industria 4.0 dall’altro. In altre parole, la situazione sociale complessa ha prodotto un welfare complesso e frammentato: il Welfare Mix , il Welfare come forma di “investimento sociale” nell’ottica del policy making nei diversi settori sociali; famiglia, lavoro, scuola, reddito, disoccupazione. Tutto ciò nel tentativo di un “retrenchment” del welfare italiano e un riequilibrio sociale. Il Centro Studi, che assume su di sé i compiti speculativi di riflessioni per nuove proposte a vantaggio di questa società in repentino mutamento si pone come laboratorio di pensiero, incubatore di idee, aggiornate e correlate al momento storico, (cfr Programma 2018 pag 1 del Dir. Emma Ferrante Milanese) al servizio del Governatore e dei Soci. Uno strumento efficace e funzionale al progetto del Distretto per lo sviluppo di nuove strategie nella direzione di un Associazionismo sempre più aderente ai tempi, più allettante per i Giovani quali portatori di creatività e iniziative originali, da affiancare all’ esperienza di chi vive da anni il lionismo e passando necessariamente al considerare l’apporto del lionismo femminile in un ottica di pari opportunità; cioè: studio e analisi attenta dei mutamenti non in un interesse per i governi ma per i principi che fanno raggiungere gli scopi lionistici. I Lions considerando importanti i doveri collettivi di cittadinanza possono realizzare il “ io ti aiuto ad aiutarti” dando voce non agli apparati che consumano solo diritti ma andando a prediligere un Welfare di comunità perchè o ci salviamo tutti o staremo tutti peggio. Proprio nel Sud c’è bisogno di social investiment in servizi per nuovi bisogni; qui non c’è ricchezza sociale e occorre superare la società che demarca. Il salto lo si potrà fare solo utilizzando il capitale culturale umano e fare mix con gli enti locali. Attenzione particolare va dedicata alla comunicazione vista come elemento unificante delle strategie, degli obiettivi e dei valori in un’ottica aggregante e realizzativa di sfide della valutazione in una cittadinanza generativa.